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Urla Lette, Sangue Immaginato [Lullaby, Kamala]
Quote:
Tipo di quest autogestita: Caccia. Numero di Yoma: 6. Partecipanti: Lullaby ; Kamala
Leggenda:
Narrato.
Parlato. [Pensato.]
Ormai giunta nelle terre dell’Ovest la guerriera silenziosamente si guardava a torno, inspirando profondamente l’odore dell’erba un po’ umida del mattino. A torno a lei una sottile nebbia la circondava senza però risultare d’intralcio ai suoi occhi.
Ogni cosa che la circondava riguardava solo la vegetazione: alberi, foglie, erba, siepi, animaletti che scappavano subito via al solo vedere la sua figura che aggraziata quanto glaciale e sicura si stava sempre più
avvicinando alla loro traiettoria. Gli uccellini ormai cinguettavano da un po’, ignari ancora di ciò stava a significare quando una Strega dagli Occhi d’Argento passava al loro fianco.
Presagio di morte. Se una di queste si presentava ai loro occhi poteva solo significare che un emissario era giunto per dar giustizia agli uomini di questo mondo che imploravano con le mani congiunte e in ginocchio di poterli salvare.
Quale tristezza vi era in Seira il doverli guardare dall’alto al basso mentre strisciavano ai piedi degli uomini dell’organizzazione o anche a quelli delle sue stesse compagne per poter essere risparmiati da quei mostri che tanto si cibavano delle loro carni e dei loro organi per poter far tacere la loro fame e sete di sangue.
Così disgustosi e abominevoli che altro non potevano fare se non accontentare le loro preghiere, alzando le loro spade per poterli uccidere uno ad uno senza alcuna minima pietà, macchiando le loro lucenti lame, privandole di quella purezza che tanto le aveva caratterizzate quando non erano usate.
Occhi aperti e sguardo costantemente rivolto dinnanzi a sé e a ciò che la circondava.
Niente che in quel momento la stesse intralciando e nulla che la potesse in qualche modo far preoccupare o temere di arrivare tardi “all’appuntamento”
Poche ore e finalmente giunse nel Paese di Lido.
Silenziosamente si guardò a torno. Sguardo freddo, occhi ben aperti e distaccati mentre vedeva come le persone in quel momento prendevano a camminare per tutta la città. Chi si accostava verso gli edifici con altra gente, chi mendicava, chi restava in mezzo alla strada per poter chiacchierare, chi vendeva frutta. Bambini che giocavano spensierati e si rincorrevano gioiosi.
C’era sicuramente di tutto in quella città, meno però quello che realmente le interessava: trovare la sua compagna.
Prese a camminare in mezzo alla gente che alla sua vista, molti di loro si bloccarono fissandola impietriti.
Anche se chiedevano l’aiuto di una Claymore, il vedere continuamente i loro occhi, i loro sguardi apatici e le loro uniformi, seguite dallo spadone che si poteva vedere dietro alle loro spalle per loro faceva sempre uno strano effetto.
Inspirò silenziosamente mentre i suoi passi rieccheggiavano in mezzo alla folla.
Riconoscerla non sarebbe stato tanto difficile ma.. era il doverla trovare il vero problema e soprattuto capire che razza di tipa era.
Notare la Guerriera che avrebbe accompagnato Seira è piuttosto facile, in fondo. Difficile che uno sguardo, soprattutto attento come quello di chi fa degli occhi il proprio strumento principale, non noti quella stravagante figura. Più difficile, ma nemmeno troppo, riconoscerla per la Guerriera dell'Organizzazione che è.
Kamala è lì, con le spalle posate al muro in pietra della locanda del paese, a braccia incrociate. Appoggiata com'è, a braccia incrociate, una gamba piegata a posare il piede contro il muro stesso, sembra quasi stia sonnecchiando, nell'attesa. Non che sia lì da poi tanto tempo, in effetti. È appena giunta anche lei.
Ciò che rende facile notarla è il suo vestiario; non sembra vestire delle vesti usuali per le Guerriere dell'organizzazione, non a prima vista. Veste invece di un ampio mantello di quelli che a prima vista sembrano -ed effettivamente sono- nient'altro che stracci. Stracci disordinati, strappati a tratti, ma tutto sommato puliti. Stracci da mendicante, marroni, grigi, e di altri colori dalle tonalità smorte, impallidite proprio come la sue pelle una volta molto scura.
I capelli, di un biondo scuro, ricadono sulle sue spalle in due trecce elaborate e, in strano contrasto con la veste stracciata, perfettamente ordinate.
Del volto, d'altro canto, è visibile poco: soltanto due labbra color della ciliegia, incurvate in un sorriso apparentemente, ed appariscentemente, immotivato. Ed il piccolo, acuto naso. Gli occhi, e parte della fronte, invece, sono coperti da una benda di tessuto grigio, lacero. Lacero e bigio come il tessuto che compone il suo manto di stracci, da mendicante. Come se fosse cieca. Una mendicante cieca.
E proprio una mendicante cieca sembrerebbe, se l'elsa dell'enorme spada che porta con sè non spuntasse da dietro la sua schiena, da sotto la coltre di stracci, appariscente. Il suo Yoki è tranquillo, abbassato al minimo delle sue potenzialità. Eppure ancora tende i sensi per avvertire qualcosa. Forse la sua compagna, forse direttamente una minaccia da parte di Yoma: è sempre all'erta, per necessità.
Bambini, vecchi, uomini, donne, ubriachi, lavoratori, disoccupati, ridenti e terrorizzati. Questa è Vita. Dev'essere una gioia, da guardare.
In quel silenzio contemplativo in cui è, poi, sembra avvertire un mutamento nell'aria attorno a sè. Un mutamento nei suoni, negli spostamenti d'aria, negli odori persino delle persone che le stanno accanto. Come se il terrore, come un'onda, si stesse trasmettendo lungo la strada. Tende i sensi, ben sapendo che colei che lei aspetta è proprio al centro di quell'onda di emozioni. In effetti, che lei ne è la causa scatenante.
Un'onda di terrore: quant'è sublime e grottesca quest'emozione. Soprattutto quando usurpa la gratitudine. Ma ecco un passo sicuro e freddo. Il passo di chi la propria, di vita, l'ha già abbandonata, e ne è consapevole. Che sia questa la mia compagna? O forse solo un umano più coraggioso degli altri. O più innocente.
Con questi pensieri in mente, avvertendo il passo di Seira avvicinarsi, china il capo di lato, tendendo l'orecchio per percepire i suoi passi. Dilatando le nari per sentire il suo profumo, come quello di molti altri passanti, quando sarà giunta abbastanza vicina. Dilatando la sua percezione dello Yoki per percepire quello della sua alleata. Per una volta non quello di un nemico, non ancora.
"Una scia di terrore e di silenzio precede la nostra viandante. Nessun principe a pretendere la sua mano: è troppo sporca. Il profumo di una bella, lo Yoki del peggiore dei mostri. Il passo di un eroe, o di un Morto. Il suo sapore, spero di non conoscerlo mai. Ecco la mia compagna."
Dice soltanto, ampiando il proprio sorriso, nel voltarsi verso Seira.
Ognuno porta la propria croce.
La mia è pesante quanto i peccati di questo corpo.
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Leggenda:
Narrato.
Parlato. [Pensato.]
Gli occhi erano erano tutto ciò che le erano rimasti dopo quell'incidente. Un sacrificio inutile quello di Seira quello di sacrificare il proprio udito solo per non uccidere un essere umano che stava per farle del male, sicuramente e questo ne erano ormai i risultati. Ella però quella volta ci aveva creduto e così aveva continuato per tutto quel tempo: aveva creduto fermamente alla sua giustizia e al fatto che agli esseri umani non doveva esser fatto alcun male senza abbassarsi ai livelli di quei mostri che le avevano tolto da tempo una famiglia e strappatole la vita per farla morire e rinascere dalle ceneri della vendetta.
Improvvisamente un lieve venticello, quel tanto che bastò a farle spostare appena una ciocca dei suoi capelli in avanti, facendo si che le sfiorasse e solleticasse una guancia.
Almeno, solleticare per modo di dire.
Ormai le belle emozioni, come la gioia e il divertimento non facevano più parte del suo essere, ormai divenuti solo un lontano ricordo. Tutto ciò che le era rimasto era solo un cuore piangente, ricordi amari e nient’altro. Se solo avesse potuto piangere lo avrebbe fatto ormai già da tempo ma per il suo carattere freddo, schivo e impassibile, il voler essere forte a tutti i costi le impediva anche una cosa così semplice come quella.
Quale destino meschino e crudele era andato a divertirsi proprio con una fanciulla che forse sarebbe stata tutt’altra che quella che si mostrava agli occhi intimoriti della gente.
Uomini che rimanevano ferma a guardarla, donne che si stringevano alle spalle, bambini che andavano ad abbracciare le proprie madri o le stesse che li prendevano in disparte, abbracciandoli a sé per proteggerli.
A quei gesti così istintivi ed innocenti le venne spontaneo mostrare un sorriso debole e timido, spento.
Chiuse gli occhi, riconcentrandosi ancora una volta nella sua ricerca e finalmente vide chi sembrava dover esser la sua compagna di missione: Una ragazza dai capelli biondi scuro, con due trecce che ricadevano dolcemente sulle sue spalle. Sugli occhi una benda di color grigio scuro che s’intonava perfettamente con quegli stracci da mendicante che portava a dosso. Se non fosse stata per quello spadone che sporgeva dietro le sue spalle e quello Yoki sottile e docile che emanava, dalla postura e da come era combinata sarebbe sembrata veramente una comune umana.
Ricominciò a camminare. I suoi capelli lisci e morbidi come la seta per un attimo si spostarono al suo passo leggero, delicato ma fiero, sicuro.
Quando le fu vicino, come lesse con facilità quelle parole, i suoi occhi si socchiusero appena, fissandola così di sottecchi con un’espressione accigliata.
Guardò quelle labbra color ciliegia incurvarsi in un ampio sorriso e solo allora si portò una mano sulla propria vita, coperta, come il resto del proprio corpo, dalla tunica e armatura di guerriera. -Immagino che tu sia la mia compagna con la quale farò coppia in questa missione..-
Fece soltanto, con fare poco interessata. Dal suo abbigliamento non prometteva nulla di positivo ma.. non poteva assolutamente sottovalutarla. Sembrava proprio che nascondesse qualcosa di molto, molto di più di ciò che mostrava apparentemente. -Il mio nome è Seira e sono la numero trentasette… E tu saresti, di grazia?-
Come sempre le buone maniere non erano mai state scordate. La propria eleganza e la solita voce, non troppo acuta ma dal tono rilassato si poteva udire in quel momento, sino a giungere alle orecchie della sua alleata.
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Rimane in ascolto, tornando a volgere il capo di fronte a sè. In effetti, se si era voltata verso la guerriera sua compagna, era soltanto per mostrarle il proprio sorriso. Nel buio, per Kamala la direzione in cui il proprio volto è rivolto, non ha nessunissima influenza. Le braccia rimangono incrociate per qualche attimo, mentre sorride appena, di nuovo, nell'udire le sue parole. Il suo è un sorriso vagamente ironico, sottilmente divertito, per qualche cosa che soltanto lei può avvertire, probabilmente. Per qualcosa che esiste davvero soltanto nei meandri della sua mente, immersa nell'eterno buio che è il suo mondo.
"Eccoti qui. Mi sono bastate due frasi, e ti ho capita. Eppure ricordati questo: uno schizzo di sangue sul volto, sia esso rosso o viola, è sempre tiepido, sorella."
Dice, con tono divertito e solenne ad un tempo. Non può sapere che la sua compagna non è assolutamente in grado di percepire sfumature come un tono di voce. Nè sembra curarsi particolarmente del fatto che è matematicamente impossibile che una persona sana di mente possa capire la frase che lei ha appena detto. Parla così, quasi parlasse rivolta a sè stessa, piuttosto che ad un'altra persona.
"So perfettamente che non hai compreso ciò che ho detto, e che soprattutto non ti interessa comprenderlo. Nè interessa a me che tu lo comprenda davvero. Solo, mi andava di dirlo."
Solo allora si stacca dal muro contro cui era posata la sua schiena, e la spada, e, incurvando il capo, fa scricchiolare le ossa del collo, stiracchiandosi. Volta il capo verso l'alto, come se potesse davvero osservare il Cielo. Qualcosa nella sue espressione si fa più pensieroso. Più teso, quasi.
"Bene, andiamo, prima che tu perda la pazienza."
Dice ora, con un lieve, divertito sorriso, ulteriore. Sembra allegra, oggi, la guerriera. Si avvia in silenzio, poi, verso la direzione verso cui sa essere la zona che, a detta di chi le ha mandate, è infestata dagli Yoma, che loro hanno il compito di estirpare. Soltanto, dopo qualche passo s'arresta, pur senza voltarsi. Come se l'avesse ricordato soltanto ora, risponde alla domanda di lei. Effettivamente, sembra farlo con tanto ritardo con il deliberato desiderio di farla irritare.
"Ah, il mio nome, prima che tutto ciò mi cambiasse, era Kamala. Se vuoi usarlo, fai pure. E quanto al numero, se proprio vuoi catalogare una persona con un numero, il ventiseiesimo credo vada bene per me. O così mi hanno detto."
Dice queste parole, prima d'avviarsi. Essendo voltata di profilo, Seira probabilmente riuscirà a leggerle le labbra, se lei lo vorrà. Senza aggiungere altro s'avvia, con passo rapido e lunghe falcate. Dopotutto si tratta di andare a versare sangue assieme, non di una passeggiata.
Ognuno porta la propria croce.
La mia è pesante quanto i peccati di questo corpo.
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Leggenda:
Narrato.
Parlato. [Pensato.]
La risposta a quella sua domanda non giunse subito, anzi, sembrò addirittura che l’avesse in un certo senso lasciata perdere di proposito.
Le sue parole iniziali riferite al sangue erano incomprensibili e per un attimo stava proprio per domandarle che cosa intendesse dire ma alla fine di tutto quello lasciò perdere senza minimamente dibattere. Oltre tutto, quella ragazza aveva ripreso a parlare e così la lasciò fare. Non era sua abitudine interrompere la gente dopo tutto.
Cielo… adesso in chissà quale compagna era andata ad incappare per la sua missione!.
Sospirò, domandandosi e sperando in un certo senso che non fosse una pazzoide che le avesse dato problemi. Veramente, se solo si fosse permessa a darle fastidio volentieri non si sarebbe trattenuta, poco ma sicuro.
Chiuse per un secondo gli occhi, portandosi il dito indice sulla tempia, massagiandosela appena, come a voler in un certo senso calmarsi o mantenere il suo equilibrio, il suo solito sangue freddo. Scervellarsi per tutto ciò che qualcuno diceva era davvero inutile oltre che stupido, non faceva bene a nessuno!.
Ad un certo punto, la ragazza si spostò dalla parete, prendendo ad incamminarsi e solo allora la guerriera numero trentasette riaprì gli occhi, guardandola e iniziando con il seguirla e finalmente sembrò decidersi con il risponderle a quella domanda che tanto aveva aspettato.
E così si trovava al cospetto di una guerriera di numero superiore al proprio.. Kamala, la numero venti.
Socchiuse gli occhi, come se qualcosa non le andasse propriamente a genio e inspirò, riprendendo con l’incamminarsi al suo fianco, stando però di un solo passo dietro di lei. -Va bene… Kamala. Solo una cortesia però.…-
Un attimo in cui stette zitta e un attimo ancora in cui riprese a parlare. -Quando dici qualcosa sei pregata di spiegarti invece che tenerti per te i significati delle tue frasi filosofiche. Sarò sorda ma non ancora stupida da non capire quel che dici..-
Puntualizzò lei, fissandola di sottecchi, proprio come a volerle far capire del fatto che fosse sorda. In un certo senso non sarebbe stato semplice avvertirla di quel particolare essendo cieca ma in qualche modo gliel’avrebbe pur dovuto dire e farglielo presente.
Senza alcun problema tenne il suo passo rapido e svelto, senza minimamente rimanere indietro per un solo istante.
Non si sarebbe in alcun modo permessa di rimanere ancora indietro. No, mai più.
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Si incammina con lei,sentendo il passo della guerriera dietro di sè, sentendo la sua voce, quando parla, sentendo il suo respiro, persino il battito del suo cuore. E naturalmente il suo yoko. Sì, in effetti non è molto diverso da vederla. Ascoltando le sue parole non può fare a meno di sorridere. Poi scoppia in una breve risata, che la sua compagna non sentirà, ma potrà chiaramente vedere dall'espressione del volto, dal movimento delle labbra, dal sobbalzare del seno, sotto il manto di stracci. Che cosa la fa tanto ridere? La sua frase, forse, che non fa altro che confermare il significato delle proprie enigmatiche parole. O forse l'ironia della situazione; una sorda ed una cieca, mandate a salvare chi vede e sente perfettamente.
"Se non sei stupida non è necessario che ti spieghi tutto, non credi? Usa il tuo acume, se davvero vuoi."
Le dice ora, con un tono vagamente ironico, eppure inevitabilmente amichevole. Come se la rimbrottasse quasi maternamente. Tono che probabilmente lei non avvertirà, ma Kamala è troppo abituata a parlare più con il tono della voce che non con il significato delle frasi stesse, per rendersene conto, in quel momento. O forse se ne rende conto, ma semplicemente non se ne cura.
Si concentra invece, curiosa, sulla percezione del suo Yoki, mentre lasciano il villaggio. E sul suono del suo respiro, della sua voce. Come se da quei tratti volesse leggere i suoi pensieri, le sue stesse emozioni. O perlomeno, quello è il tentativo. Tutto ciò che riesce a sentire, dal rumore lieve, calmo, del suo respiro, è stizza. Fredda stizza, probabilmente.
"Mi chiedo quale sia il punto. Cos'è per te, un numero?"
Ora il tono si fa curioso, interrogativo. In effetti, sembra conversi quasi per passare il tempo. O forse perchè studiarla la interessa, come le interessa studiare tutti gli abomini che sono le sue sorelle, lei, e sè stessa, ovviamente, comprese.
Mentre fanno questi discorsi le ultime propaggini del villaggio si allontanano, le ultime case della periferia montana lasciano spazio ai pochi, striminziti campi che i contadini di quelle montagne testardamente tentano di far arrampicare a quella terra dura, fredda, sterile. Infine, nemmeno più quelli. Cominciano ad inerpicarsi su un sentiero che serpeggia fra sassi, pendii e tratti di rada foresta, in quelle montagne.
Cammina sul sentiero irregolare con naturalezza. Come se potesse davvero vedere dove mette i piedi. Ad aiutarla probabilmente è il vento, il rumore che esso produce contro la pavimentazione della via. La impercettibile eco che ogni piccolo rumore produce le da un'idea incredibilmente precisa della distanza degli ostacoli sul suo cammino. Quasi fosse un pipistrello.
Nonostante sia incuriosita ed interessata da quello scambio di battute, la sua attenzione è principalmente tesa sulla percezione dello Yoki, che ora ampia tutto attorno. Sa che questa è una caccia allo Yoma, non una scampagnata, e pertanto i suoi sensi sono tesi, tutti e sei, allo scopo di individuare la loro preda.
Sempre che di preda si possa parlare, e non di cacciatore.
Ognuno porta la propria croce.
La mia è pesante quanto i peccati di questo corpo.
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Parlare con quella donna era così strano quanto incredibilmente interessante. Ogni parola che Ella diceva ma che lei non poteva udire, ogni cosa che vedeva del suo viso, dei suoi movimenti delle labbra, di quelle spalle e quel seno da sotto quella pezza aveva incominciato con il muoversi proprio in una risata, quello Yoki così tranquillo e sottile ma che lasciava chiaramente intendere quanto fosse pronta a scattare in qualsiasi momento.
Ogni cosa di lei la incuriosiva ma allo stesso tempo la mandava in tilt.
In un certo senso però si ritrovò a sorridere lievemente e con timidezza anche lei, mentre le due guerriere camminavano, allontanandosi sempre più da quel villaggio montanaro che tanto non sembrava accoglierle per i suoi abitanti.
Abbassò per un attimo lo sguardo, alzandolo un attimo dopo: al solito Seira affiancava Kamala proprio per non perderla di vista o più semplicemente capire le sue parole. -Cos'è per me un numero?-
Ripetè la domanda. Sembrò per un attimo pensarci mentre portava i suoi occhi color argento verso l'alto, fissando il cielo azzurro e ricco di nuvole. -Beh..-
Incominciò a parlare, finendo poi con l'abbassare lo sguardo e fissarle il volto, guardandola appunto di sottecchi. -Credo che sia una classificazione delle potenzialità che noi abbiamo e che a seconda del numero che noi possediamo ci rendiamo conto delle nostre abilità..-
Una breve pausa, mentre ora si guardò per un attimo a torno, proprio come a voler ammirare il paesaggio che andava sempre più cambiando ad ogni loro passo.
Nessuna scampagnata: solo caccia. -Anche se in un certo senso è un pò brutto esser classificate in questo modo ma.. va bene anche così..-
E a quel punto, riprese a guardarla in viso.
Il suo Yoki era basso, certo, ma comunque la sua percezione non era in alcun modo diminuita: costantemente rimaneva in'allerta per ogni cosa che la circondava e per un possibile attacco del nemico. -Per quale motivo mi hai fatto questa domanda? Dovrei forse pensare che tu la pensi diversamente?-
Il tono di voce di Seira non era particolarmente mutato se non per una punta di curiosità in sè seppur non particolarmente espressa. Il suo essere una lastra di ghiaccio ancora non l'abbandonava. Brutta abitudine. Anche quando si trovava in presenza o in compagnia delle sue sorelle non riusciva mai a sciogliersi come si doveva.
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La guerriera cammina assieme a Seira, nel buio. Ascolta, tutti i sensi tesi, il rumore dei propri passi, e di quelli della compagna. Del proprio respiro, e di quello della compagna. Persino il battito dei due cuori, ascolta ed assapora.
E poi tutto il resto: il vento di montagna fra l'erba rada di quella stagione, fra i rami secchi degli arbusti e gli aghi dei sempreverdi. Lo sporadico gorgogliare di un ruscello, man mano che i loro passi percorrono lo stretto sentiero.
Un sentiero sconnessio, eppure lei non sembra aver difficoltà a mettere un passo dopo l'altro, pur non vedendolo.
Inspira a fondo, anche quel senso teso allo spasimo. Il proprio profumo, ormai impercettibile per l'abitudine, e, vicino e decisamente più interessante, quello della guerriera accanto a lei. Di tanto in tanto volta il capo verso di lei, non per guardarla, ovviamente, ma per inspirare a fondo, esplorare con l'olfatto ciò che non può vedere.
Ed oltre a ciò, il profumo e l'odore di tutto ciò che le circonda: gli aghi e le foglie cadute, riscaldate dal sole, il profumo dell'erba, della terra e della pietra stessa. Ed il profumo del vento.
Chi è il folle che sostiene che esse non hanno profumo?
"Opinione? No, sono troppo pigra per avere un'opinione in merito. Di solito mi limito a ridere, come fanno gli Stolti."
Risponde soltanto dopo un lungo, lungo silenzio contemplativo, la guerriera. Non che avesse bisogno di riflettere molto per formulare una risposta del genere: semplicemente s'è persa nella contemplazione di quelle sensazioni, di quei sensi.
"Cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, ho rinunciato molto tempo fa a deciderlo. Viviamo in una follia multiforme, abominevole e bellissima ad un tempo. In una situazione paradossale, dove la fanciulla ed il demonio sono una cosa sola. Il nostro peccato ci permette di fare del bene, ed il bene che facciamo ci conduce alla sofferenza, alla follia. Ed un numero prende ad avere più significato di un Nome."
Dice ora, sollevando un sopracciglio da sotto la benda. Sul volto, ora, non più un sorriso, ma una smorfia vagamente malinconica. Che subito sparisce, lasciando spazio ad una risata, tanto allegra quanto probabilmente falsa, del tutto fuori luogo.
Intanto, anche la percezione dello Yoki è completamente tesa, come ogni altro senso. Ed è proprio quella percezione, che le fa sentire, o immaginare di sentire, qualcosa. Solleva lentamente una mano, come a fermarla, e socchiude le labbra, come a tastare l'aria. Quasi fosse un serpente.
Si stanno avvicinando ad un edificio in rovina da diverso tempo, ormai. Pareti annerite dalle fiamme, ed il portone crollato. Che cosa sia successo lì, difficile dirlo. Che cosa fosse, anche. Forse la casa di qualche pastore, forse di un eremita. Forse una malga dalle dimensioni ristrette: sul retro sembra esserci una piccola stalla.
E lo Yoki di diverse entità per nulla amichevoli si fa sentire, non troppo lontano.
chiedo umilissimamente perdono per il ritardo enorme Y_Y
Ognuno porta la propria croce.
La mia è pesante quanto i peccati di questo corpo.
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Un'esistenza segnata la loro sin da quando erano bambine orfane.
Metà demoni e metà umani, questo erano loro: mostri, angeli della morte con il preciso compito di proteggere la razza umana, di cui un tempo facevano parte.
"Streghe dagli occhi d'argento". Un nome che incuteva timore a chiunque lo pronunciasse o le sentisse dire ma ancor di più, una parola che stava a deriderle e a mascherare il vero mostro che si insinuava nel loro sangue. Gli stessi Yoma che loro combattevano e uccidevano a loro ne era stato impiantato una parte ed ora si ritrovavano a scontrarsi. Quasi simili ma così completamente diversi se non fosse per quella piccola paura di risvegliarsi e divenire a loro volta dei mostri. Un timore che si insinuava e divorava le loro menti indebolendole o semplicemente perdendo il lume della ragione sino a sfiorare la pazzia. Era così che purtroppo molte di loro finivano con il divenire dei Risvegliati potenti e maestosi ma inferiori in quanto a scarsa volontà e resistenza. Un livello paragonabile solo a quei bastardi che continuamente loro avrebbero continuato ad uccidere, sporcandosene le mani e la lucente spada. -Sfortunamente è così che vanno le cose Kamala: siamo ormai marchiate con un numero di cui mai ci separeremo sino a quando rimarremo nell'organizzazione. E' questo il nostro destino. Siamo carne da macello quanto gli Yoma che ogni giorni uccidiamo..-
Costantemente gli occhi puntati sulla figura di Kamala per non perdere di vista le labbra. Doveva necessariamente guardarle per poter sapere cosa risponderle e cosa diceva. Inoltre aveva notato come più volte Ella volgesse il capo verso di lei ma sicuramente non per guardarla; era come se volesse percepire qualcosa di molto più che la sua presenza, quasi a voler sentire appunto il suo odore. Strano modo di fare quello della ragazza.
Scorse per qualche secondo la sua malinconia sul volto ma per quel tempo che riuscì a vederla era scoppiata in una fragorosa quanto falsa risata. Peccato non sentire più nulla. -Un pò malinconica la nostra situazione.. ma ormai non possiamo che prenderla ironicamente come fai tu..-
Inspirò silenziosamente, chiudendo per un secondo gli occhi mentre continuavano a camminare l'una al fianco dell'altra senza però mai abbassare la guardia e la percezione del loro Yoki. Era stato sicuramente un bene non farlo perchè pochi istanti dopo entrambe percepirono la presenza di Yoma nelle loro vicinanze. Si stavano muovendo con rapidità, come se non vedessero appunto l'ora di raggiungere qualcosa.
Gli occhi di Seira divennero più freddi che mai, socchiudendo appena le palpebre e fissando di sottecchi la direzione in cui sentiva il loro Yoki. -Andiamo a sterminarli Kamala... Ormai abbiamo aspettato anche abbastanza!-
Tono serio, sicuro e principalmente determinato. La sua attesa ormai poteva definirsi conclusa e la voglia di darsi da fare ora si stava sempre più aumentando.
Da quanto era che aveva aspettato di avere a che fare finalmente dopo la sua ultima missione contro degli Yoma? Da molto e seppur avesse mascherato la sua enfasi sotto spoglie di indifferenza e di pura calma, ora non ne era più il caso di fare la preziosa e di esser paziente.
Yoki utilizzato: 0% Stato fisico: Eccellente. Stato psicologico: Fremente dalla voglia di sguainare la propria spada e sicuramente di mettere K.O. gli Yoma ora percepiti. Abilità utilizzate: Percezione dello Yoki; lettura delle labbra.
Ultima modifica di Lullaby : 08-03-2010 a 01:29 AM